“Migliorare lo stile significa migliorare il pensiero.”
Asseriva Friedrich Nietzsche e con il Liberty a Milano si può dire che la città abbia migliorato non solo il suo stile ma anche il suo approccio alla vita. Negli anni a cavallo della fine dell’ottocento e i primi del novecento, il Liberty a Milano trovò terreno fertile, grazie anche alla borghesia smaniosa di essere allo stesso livello di città come Parigi e New York, dove sembrava che godersi la vita fosse il solo dogma degno di essere osservato. Agli inizi del secolo, la borghesia era ormai talmente ricca da poter dettare legge in termini di stile, gusto e moda; bramosa di assicurare a se stessa gli splendori e i fasti della vecchia nobiltà, ancora in vita ma ormai sempre più instradata lungo il viale del tramonto. Nel ventennio successivo all’unità di Italia, Milano divenne definitivamente il più importante e florido polo industriale della nazione, facendo emergere una nuova classe che, in virtù delle proprie ricchezze, era desiderosa di dettare nuove regole alla vita di società.
Questo legame tra il nuovo stile e la borghesia voleva anche essere un netto e molto forte segno di distacco dai modelli classici e barocchi imposti dalla vecchia nobiltà. Il Liberty a Milano si diffuse durante l’Esposizione Internazionale di Torino, nel 1902, diventando immediatamente un must e uno status symbol per questa nuova classe sociale tanto bramosa di emergere ed essere riconosciuta. Anche il nome doveva essere squisitamente legato alla città; fu Edmund Piccard che, nel 1894, utilizzò per la prima volta il termine ” Art Nouveau” per definire il nuovo movimento artistico che traeva le sue origini dall ” Arts and Crafts”.
L’Arts and Crafts poneva l’attenzione sull’importanza della libera creazione dell’artigianato, in netto contrasto con la produzione seriale dell’era industriale. In Italia però, si preferì chiamarlo Liberty; nome che proveniva dai grandi magazzini londinesi di Arthur Liberty, che esponeva proprio a Torino. 
“Che cosa c’è in una rosa? Quella che noi chiamiamo rosa,
anche chiamata con un’altra parola avrebbe lo stesso profumo soave.”
sospirava Giulietta a suo Romeo, e così anche per l’Art Nouveau. il Liberty a Milano doveva avere delle caratteristiche del tutto proprie. Del resto, che importanza poteva avere un nome, quando ormai, con l‘Esposizione Internazionale del 1906, ospitata proprio in città, lo stile Liberty venne definitivamente consacrato.
Nuovi e sontuosi edifici, dalle nuove forme dal sapore così allegro e leggero, così fuori dagli schemi rigidamente legati alla proporzione dell’epoca ottocentesca, iniziarono a sorgere nelle vie più belle e importanti della città. Esempi supremi sono le nuove sedi bancarie in piazza Cordusio o abitazioni private come Palazzo Castiglioni, casa Galimberti, casa Guazzoni. 
Sono solo alcuni esempi dei magnifici edifici che andavano ad impreziosire, con le loro forme fiorite ed articolate, con le loro stupende decorazioni e con le sontuose applicazioni in ferro battuto davano un nuovo e più moderno volto alla città. il Liberty a Milano fu senza dubbio una stagione ricca e fiorente, dove tutto sembrava impostato alla leggerezza dei fiori, alla lucentezza dei vetri policromi. Anche la vita sembrava più bella da vivere.
Caffeè, locali, sale da ballo, teatri e night club iniziarono a spuntare un pò ovunque. I milanesi si aprirono ad un novo stile di vita, dove il divertimento e il godimento dei piaceri aveva un sapore ancora così romantico. Con il Liberty a Milano, anche la moda lasciò alle spalle gli stretti lacci dei busti e gli impomatati frac per aprirsi ad’ esplosione di colori e forme sapientemente mescolati tra loro con un pizzico di frivolezza. Le donne, dopo secoli a sollevare le vesti per non inciampare, iniziavano finalmente a scoprire le caviglie….

“Come tutte le più belle cose, vivesti un sol giorno…..”
il Liberty a Milano non ebbe però vita lunga. Come un lampo, che per qualche secondo abbagli il cielo della storia, piano piano iniziò a svanire. I primi segni di decadimento iniziarono proprio subito dopo la sua consacrazione quando, nel 1906, iniziarono ad intravedersi le prime contaminazioni con l’ architettura Eclettica. Influenze e contaminazioni che diventavano via via sempre più forti, fino allo scoppio della prima guerra mondiale, sfociando nell’ Art Decò.
Dopo aver raggiunto il massimo del suo splendore, come un’artista che si ritiri quando non ha più nulla da dire, il Liberty a Milano doveva affrontare anche tutta una nuova fioritura di stili Neomedievali e Neorinascimentali.
Bisognerà attendere però il 1924, con la costruzione della maestosa nuova Stazione centrale, forse tra le più belle al mondo, con le sue decorazioni Art Decò e le sue influenze eclettiche, per vedere la fine del Liberty a Milano. La stazione, simbolo di movimento, andare e tornare, non poteva essere che il modo migliore per concludere un’epoca breve ma così intensa.
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Non perderti questo straordinario viaggio attraverso un momento storico e culturale irripetibile. Assapora la quiete, la dolce leggerezza di vivere di persone che non immaginavano ma, forse, sentivano, di essere vicine al baratro. La grande guerra ha spazzato via tutto ed ha aperto la strada a tutti quegli avvenimenti dai quali noi veniamo. Sali a bordo con noi, lasciati cullare dal tram in un’epoca dal sapore così dolce e spensierato che acquista un retrogusto tanto malinconico in quanto preludio ad un disastro. Concediti di osservare, dai finestrini del tram, questo attimo di bellezza, accolto e coccolato da un piacevole e frizzate flut di spumante, nella cornice di una grandiosità tutta italiana.
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Sali a bordo quindi, e vieni ad assaporare questo spizzico di Belle Epoque.